L’italiano, una lingua bellissima

Occhio ai forestierismi inutili, abbiamo già parole dalle strabilianti capacità espressive.

La scorsa settimana in Made in Italy Lab è rimbalzato di scrivania in scrivania il bellissimo libro di Annalisa Andreoni, dal titolo “Ama l’italiano. Segreti e meraviglie della lingua più bella”. Si tratta di un viaggio alla scoperta delle bellezze lessicali, semantiche, culturali e comunicative della nostra lingua.

Il testo è una galleria di perle che rendono l’idea di quanto l’italiano sia considerato, in tutto il mondo. Citiamo testualmente alcuni passaggi fondamentali:

  • L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese, ma prima di francese e tedesco. Nell’anno scolastico 2015-16 ben 2.333.373 sono stati gli stranieri che hanno studiato la nostra lingua, oltre 400.000 in più rispetto all’anno precedente (pag 18).
  • Elizabeth Gilbert nel suo romanzo “Mangia prega ama” dice a proposito dell’italiano “mi piaceva proprio, ogni parola era per me il canto di un passero, una formula magica, un tartufo profumato” (pag. 20). E continua sottolineando come chi lo studia non lo fa per obbligo o per utilitarismo commerciale (come accade con l’inglese) ma solamente per godere delle belle sensazioni che ne riceve studiandolo (pag. 21).
  • La giornalista americana Dianne Hales scrive che così tanta gente vuole studiare l’italiano perché è percepito come bello, divertente e sexy (pag. 23).
  • Jean-Jacques Rousseau in una sua opera afferma che se esiste una lingua adatta alla musica quella è certamente la lingua italiana. Una lingua dolce, sonora e armoniosa (pag. 25).

 

L'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo

Che recensioni meravigliose! Se invece che di una lingua stessimo parlando di un’automobile o di un albergo ci sarebbero liste di attesa per le prenotazioni per i prossimi mille anni.

La cosa brutta è che sembriamo noi italiani stessi a non accorgerci delle straordinarie capacità della nostra lingua e del valore immenso di questi entusiastici attestati di stima.

Per invertire la tendenza sarebbe utile avere un livello di considerazione più alto della nostra lingua, stimolare le competenze linguistiche e darci un taglio con la smania di scimmiottare le mode lessicali del momento. Ovunque: a casa, a scuola, in ufficio, al bar, dal fruttivendolo e in discoteca.

Anche Annamaria Testa, nota pubblicitaria ed esperta di scrittura, creatività e comunicazione, probabilmente la pensa così. Qualche anno fa ha pubblicato “300 parole da dire in italiano”, un brillante articolo in cui mette in guardia dai pericoli di un uso massiccio, pigro e acritico dei termini inglesi a discapito di quelli italiani.

Annamaria Testa precisa che non si tratta di una campagna denigratoria contro le lingue straniere, ma di una presa di posizione contro l’Itanglese, una lingua stucchevole che suona come artefatta, inutile e provinciale. Il punto infatti non è usare termini inglesi utili e necessari quando un corrispondente altrettanto valido in italiano non esiste (toast, mouse), ma evitare che parole italiane efficaci e consolidate vengano soppiantate da parole inglesi senza una reale necessità, un po’ per moda, un po’ nel tentativo di darsi un tono.

 

Italiano lingua dalle straordinarie capacità

Si allinea a quanto già evidenziato da Licia Corbolante, esperta di traduzioni e linguistica che fa presente, nel suo articolo “L’invasione degli anglicismi”, come esistano tre tipi di forestierismi:

  • forestierismi insostituibili: parole radicate nell’uso, utili, concise e di grande efficacia espressiva (computer)
  • forestierismi utili: parole che ripropongono espressioni straniere alle quali i parlanti si adeguano facilmente e che hanno comunque un loro grado di utilità (email)
  • forestierismi superflui: parole straniere di cui si potrebbe benissimo fare a meno, perché il corrispondente in italiano esiste ed ha ottimi livelli di efficacia ed espressività (ticket / biglietto).

Ecco alcuni termini della lista proposta da Annamaria Testa delle 300 parole inglesi di cui potremmo fare benissimo a meno.

abstract = riassunto, sintesi
all inclusive = tutto compreso
audience = pubblico
badge = tesserino, distintivo
benefit = vantaggio, beneficio
bipartisan = bilaterale
boss = capo
break = pausa
buyer = compratore
cash = contanti
contest = gara
deadline = scadenza
endorsement = sostegno
engagement = coinvolgimento
fake = falso
homemade = fatto in casa
location = posto, luogo
make-up = trucco
mixer = frullatore
mood = umore
open = aperto
performance = prestazione
random = casuale
report = rapporto, relazione
safety = sicurezza
skill = abilità, competenza
speech = discorso
stalking = persecuzione
up to date = aggiornamento
welfare = assistenza sociale
wellness = benessere
wireless = senza fili

Che dire: non mancano le sorprese. Ci accorgiamo quasi con stupore di quanto la nostra lingua abbia già termini consolidati, efficaci ed espressivi per indicare quel concetto o quell’oggetto che ci ostiniamo a voler comunicare in inglese, senza un motivo forte.

Due le parole che ci hanno colpito più di altre: sono “endorsement” e “fake news”, forse perché alimentate in continuazione da siti internet e programmi televisivi che si occupano di attualità e politica.

Crediamo che davvero non ci sia una ragione che sia una per usarle al posto di “sostegno” e “notizia falsa”. Il primo termine suona come freddo, opaco, inespressivo. Endorsement è una parola brutta, lo possiamo dire?

Il secondo termine invece non sopravvive a una banale considerazione: una “fake news” è per caso una notizia più falsa di una “notizia falsa”? Ovviamente no! Se con il termine “fake news” intendiamo una semplice “notizia falsa” e nulla più, perché usarlo?

In Made in Italy Lab abbiamo già iniziato noi stessi a limitare il più possibile l’uso di forestierismi inutili. Certo, facile non è. Soprattutto per chi ogni giorno ha a che fare con il mondo della tecnologia, del marketing, dell’informatica, della pubblicità, del web, dell’innovazione.
Ci proveremo lo stesso. Sarà un piccolo gesto, ma continueremo a farlo con piacere.

 


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